Ecoprofilo con metodologia LCA della filiera produttiva del riso

Il riso rappresenta l'alimento base per più di metà della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo; questo lo rende il cereale più consumato al mondo.

La continua crescita della popolazione mondiale e il conseguente aumento dei consumi di riso ( la FAO stima che entro il 2020 sarà necessaria una produzione di 758 milioni di tonnellate ovvero il 22% in più di quella attuale) fa capire quanto sia importante lo studio della sua coltivazione e in particolare dei problemi ambientali ad essa correlati.

Il presente lavoro si propone pertanto di applicare la metodologia LCA alla valutazione ambientale del processo produttivo del riso, e in particolare alla realizzazione di un ecoprofilo della sua intera filiera produttiva, dal campo fino allo scaffale del supermercato.

Il caso studio scelto è rappresentato da una generica azienda agricola situata nella provincia di Vercelli. La modalità di coltivazione adottata è quella tipica della zona in esame e le rese produttive sono quelle medie.

Dallo studio effettuato emerge in particolare l'elevato consumo di risorse idriche, con un consumo che si avvicina ai 5000 litri di acqua per la produzione di un kg di riso. Emerge inoltre l'elevata produzione di gas serra che, con un valore di circa 3 kg di CO2 equivalente per kg di riso, appare ben più consistente che nelle fonti ufficiali (1,14 kg CO2 eq. per kg riso, fonte: Italian Greenhouse Gas Inventory).

Anche la formazione dello smog fotochimico (indicatore PO) risulta piuttosto elevata con un valore di 0,71 g di C2H4 equivalente. Questo dato, come il precedente, è legato principalmente alla elevata produzione di metano.

Dal punto di visto energetico, in questo lavoro la produzione del riso pare avere un bilancio positivo, soprattutto confrontandolo con le altre produzioni modellizzate sul database Ecoinvent. Infatti un kg di riso raffinato ha una energia specifica di circa 14,48 MJ/kg mentre alla sua produzione, comprensiva di trasporti necessitano 14,76 MJ/kg ottenendo cosi un indice input/output energetico pari a 0,98.

Per quanto riguarda le ipotesi di miglioramento, si sono confrontate con la produzione tradizionale la coltivazione biologica, quella senza sommersione con irrigazione turnata e il processo di raffinazione con parboilizzazione. Infine si è svolta l'analisi dell'utilizzo di un composto chimico, il Carbofuran, capace di abbattere le emissioni di metano.