Ecoprofilo con metodologia LCA della filiera produttiva del riso
Il riso rappresenta l'alimento base per più di metà della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo; questo lo rende il cereale più consumato al mondo. La sua coltivazione si estende per oltre 153 milioni di ettari con una produzione mondiale di 618 milioni di tonnellate.
Le modalità con cui viene coltivato sono molteplici e variano a seconda della specie coltivata e delle caratteristiche pedologiche e climatiche.
La moderna tecnica agraria ha certamente aiutato ad aumentare le rese produttive ma ha anche accentuato le problematiche ambientali e il prelievo di risorse.
Particolarmente significativa è la produzione di gas serra, principalmente metano e monossido di diazoto. Si calcola che su scala globale il metano prodotto dai campi di riso ammonti ad una percentuale variabile dal 5 al 20 per cento di quello totale antropogenico (fonte: IPCC).
La continua crescita della popolazione mondiale e il conseguente aumento dei consumi di riso (la FAO stima che entro il 2020 sarà necessaria una produzione di 758 milioni di tonnellate ovvero il 22% in più di quella attuale) fa capire quanto sia importante lo studio della sua coltivazione e in particolare dei problemi ambientali ad essa correlati.
A questo proposito si può ritenere che le valutazioni ambientali possano essere condotte con gli stessi criteri utilizzati da qualche anno per i processi industriali.
Nei paesi sviluppati i prodotti agricoli possono infatti essere considerati allo stesso modo di quelli industriali, essendo la maggior parte degli input, come ad esempio i fertilizzanti, gli erbicidi o i macchinari per la coltivazione, prodotti che hanno derivazione industriale. La differenza sta nel fatto che i processi naturali, pur potendo essere in qualche modo guidati, presentano una maggiore aleatorietà causata da variabili non determinabili, come quella metereologica e quella climatica nonché dagli innumerevoli processi chimici e biologici che avvengono nel suolo e nell'aria.
Il presente lavoro si propone pertanto di applicare la metodologia LCA alla valutazione ambientale del processo produttivo del riso, e in particolare alla realizzazione di un ecoprofilo della sua intera filiera produttiva, dal campo fino allo scaffale del supermercato.
Il caso studio scelto è rappresentato da una generica azienda agricola situata nella provincia di Vercelli. La modalità di coltivazione adottata è quella tipica della zona in esame e le rese produttive sono quelle medie.
Per la compilazione del modello è stato necessario un intenso lavoro di ricerca bibliografica su fonti italiane e internazionali, nonché la raccolta di dati primari presso aziende agricole e riserie. Si è anche spesso fatto ricorso alla consulenza di esperti del settore, come agronomi, coltivatori diretti e chimici.
Costruire il modello della produzione del riso si è dimostrato un compito di non facile attuazione. La metodologia LCA, infatti, ben si adatta ai processi industriali dove i parametri in gioco sono più facilmente determinabili ma in questo caso si è dovuto tener conto sia dell'estrema variabilità dei parametri in gioco che della loro difficile reperibilità.
Per modellizzare le fasi produttive a maggiore contenuto tecnologico, come ad esempio l'utilizzo dei macchinari o il consumo di prodotti chimici, si sono utilizzati dati provenienti dalla ricca bibliografia di derivazione agronomica, scegliendo, quando possibile, i valori provenienti dagli studi condotti sul territorio della provincia di Vercelli. Tali dati sono stati poi incrociati con quelli reperiti presso le aziende in modo da ottenere la massima significatività possibile.
Le difficoltà maggiori si sono riscontrate nella modellizzazione dei processi chimici e biologici naturali e nella determinazione delle emissioni loro derivate. In questo campo infatti ci si è scontrati con la carenza di studi e misurazioni, specialmente localizzate nell'area vercellese o italiana. Tale inconveniente è stato risolto tramite il confronto tra la più consistente bibliografia internazionale, localizzata in altre zone geografiche, e quella italiana, nonché grazie al consiglio di esperti del settore.
Si è cercato anche di studiare l'importanza delle capital goods, ovvero i beni capitali, cioè l'insieme delle immobilizzazioni utilizzate per lo svolgimento del processo produttivo al variare della dimensione aziendale.
Nella fase di interpretazione e miglioramento si è poi cercato di analizzare alcune varianti della coltivazione e dello stadio di trasformazione, come la produzione biologica, quella senza sommersione (upland) e il processo di parboilizzazione.
